Piccioni sembra concepire la sua nutrita carrellata ritrattistica sotto una visione essenzialmente documentativa, come un materiale pittorico che, seppure destrutturato, eterogeneo e conosciuto, in via ufficiosa, solo dai commitenti e dai numerosi soggetti rappresentati, possiede in sè un valore ulteriore e non trascurabile.
Se da un lato, infatti i ritratti non hanno la consistenza nè estetica né concettuale di una tematica alternativa a quella segnico-gestuale, peculiarità cercata e poi maturata sull’onda della “muscolosa” esperienza nel Gruppo Immanentista, dall’altro il disciplinato approccio alla figurazione tradizionale, il piacere per la sfida con la verosimiglianza, hanno indubbiamente assunto una funzione strumentale, costeggiando in progressione tutti i passaggi dalla ricerca espressiva.
Dalla fine degli anni Sessanta Piccioni realizza più di duecento, tra ritratti ed autoritratti, ai quali si aggiunge una cospicua serie di caricature esercizi di stile in cui l’elemento pittorico, ed in certi casi anche scultoreo, viene ecletticamente declinato, dal cubismo, all’espressionismo, passando per la grana ironica del fumetto. “Appunti visivi” talvolta rintracciabili all’interno di opere più complesse, come per ciclo sacro realizzato all’interno della chiesa di santo Stefano nella località di Cervara di Ascoli Piceno, e attraverso i quali l’artista, scegliendo di rappresentare i visi del suo tempo, disvela l’evoluzione delle più diverse prospettive creative.
Sarebbe al quanto accessorio rintracciare all’interno della produzione ritrattistica di Augusto Piccioni filoni specifici.
Dietro la scelta dei materiali, delle tecniche e delle figure, c’è una ragione istintiva che soggiace nella maggior parte dei casi, a situazioni ambientali, al gusto di espressioni velocemente carpite dal vero e poi sedimentate nella solitudine dell’arto artistico. Così dalla superfice di lenzuola, classiche tele o sinuosi supporti sagomati, emergono gli sguardi di familiari, “compagni i avventura” e conoscenti, colti nella fioritura temporale e fissati nell’iconicità compositiva di un ritratto dalla prospettiva incorniciata, solo in apparenza tradizionale. Lo sfondo, neutro e assimiliato dalla purezza di un colore che si insinua ora a graffi energetici ora con leggere velature, tradisce infatti tracce nitide di un intento che trascende il mero naturalismo della “messainscena”, per dischiudersi all’evoluzione interiore di uno scambio umano.
Viene da pensare che la dignità artistica dei ritratti di Piccioni, l’uno rigorosamente diverso dall’altro, risieda proprio nel calore immaginifico che ciascuno di essi emana.
L’affermazione di una ricerca che vive velocemente la forma per non perdere la cadenza e l’unicità del cambiamento.
La mostra sarà inaugurata nel Centro d’Arte L’Idioma sito in Via delle Torri, 23 ad Ascoli Piceno, sabato 5 ottobre alle ore 18 e resterà aperta fino al 31 ottobre con orari feriali dalle 18 – 20 e nei festivi dalle 10.30 alle 12. E’ possibile visitare la mostra fuori orario su appuntamento contattando il numero di telefono 0736-254740 o cellulare 349-2678008 o inviare un e-mail augustopiccioni@alice.it
Augusto Piccioni nasce ad Ascoli Piceo nel 1949. L’inizio dell’attività pittorica di Piccioni, da autodidatta si può far coincidere con la realizzazione del suo primo dipinto ad olio, un autoritratto che realizzò nel 1969. E’ dello stesso anno la sua prima opera importante: una Via Crucis dipinta direttamente sul muro della piccola chiesa di Santo Stefano a Cervara, frazione di Ascoli Piceno. La prima personale avvenne ad Ascoli Piceno nel 1974 presso il Circolo culturale 8G. Sempre nel 1974 inizia il corso di pittura all’Accademia di Belle Arti di Macerata, allievo del Maestro Remo Brindisi, ove si diplomerà nel 1978. In questo periodo, 1974 – 1978, alla ricerca della propria connotazione artistica realizza opere figurative con diversi stili e linguaggi tenendo d’occhio le maggiori correnti artistiche del ‘900, con però una costante: il ritratto. Nel 1978, con un colpo di spugna, azzera le esperienze figurative per dedicarsi ad una pittura più interiore e istintiva, di impianto gestuale, su ampie campature cromatiche ove predominano i gialli e i rossi. Siamo all’inizio di quella stagione artistiche sarà chiamata “Neo Informale” e che avrà una forte presa, nella prima metà degli anni ’80 sulle giovani generazioni di artisti e sicuramente Augusto Piccioni ne è uno dei pioniei. Presenterà nel 1978 questi nuovi lavori in una mostra personale presso il Circolo Cittadino di Ascoli Piceno e l’anno successivo alla galleria Labirinto a Montorio al Vomano (TE). Questi lavori erano sempre più caratterizzati da richiami naturalistici: le macchie e il gesto pittorico evocavano riflessi d’acqua vegetazione, crinali, colline, orizzonti. Aveva così instaurato un processo di naturalizzazione dell’informale. Questo lo indurrà nel 1984, ad aderire alle teorie del Gruppo Immanentista di Ascoli Piceno che, con il manifesto “Naturalistico storicistico”, stava operando un’analoga ricerca sull’astattismo geometrico. Rimarrà con il gruppo Immanentista fino al 1987. furono tre anni di intenso lavoro. Con il Gruppo si susseguirono mostre importantissime in spazi pubblici e privati come il Palazzo dei Diamanti di Ferrara, il castello Cinquecentesco dell’Aquila, il Palazzo Farnese a Ortona, la libreria Paesi Nuovi di Roma, il Museo Pagani a Castellanza, la galleria Cicconi di Macerata, ecc. e la pubblicazione di importanti saggi teorici quali “L’artista teorico”, “Una nuova centralità”, “Per uno stile”, “In anticipo su New York”, “Uno stile nuovo” conscritti di Giulio Carlo Argan, filiberto Menna, Italo Mussa, Vito Apuleo, Nicoletta Hristodoresce.
Nel 1987 esce dal gruppo Immanentista e inizia un nuovo ciclo pittorico sviluppando una sua personale linea derivante dall’ultimo manifesto condiviso e firmato con il Gruppo: “Stile italiano”. Sono lavori sulla percezione. I suporti vengano sagonati; l’opera continua fuori dal dipinto con figure indicate dalle linee della sagomatura; sono immagini da percepire che permettono all’osservatore di completare l’opera secondo la sua conoscenza e sensibilità. Questa nuova esperienza sarà per lui una fonte viv di idee e suggerimenti dove attingerà a piene mani acquisendo così nuovi e diversi stimoli di ricerca che aggiungeranno alla percezione anche soluzione di indagine sula simboliae, per ultimo sul racconto.
Ha allestito oltre 30 mostre personali e numerosissime collettive in Italia e all’Estero in impoertanti spazi pubblici e privati ed il suo lavoro è stato eseguito da importanti critici tra cui Mariano Apa, Vito Apuelo, Giulio Carlo Argan, Cristina Belloni, Enzo Battarra, Giorgio Bonomi, Remo Brindisi, Maria Campitelli, Anna Cochetti, Giorgio Cortenova, Manuela Crescentini, Valerio Dehò, Lucio Del Gobbo, Ivana D’Agostino, Salvatore Di Bartolomeo, Armando Ginesi, Nicoletta Hristodorescu, Luciano Marucci, Elverio Maurizi, Vittoria Mazzoli, Carlo Melloni, Filiberto Menna, Antonella Micaletti, Laura Monaldi, Isabella Monti, Alessandra Morelli, Italo Mussa, Francesca Pietracci, Luigi Rucci, Giorgio Ruggeri, Luigi Satta, Giuliano Serafini, Roberto Maria Siena, Claudio Spadoni, Maria Grazia Torri, Barbara Tosi, Luca M. Venturi, Maria Vinella, Roberto Vitali.
Oltre all’attività artistico-pittorica, Augusto Piccioni si adopera anche, con uguale impegno, nell’ambito organizzato di eventi artistici di carattere privato ma anche pubblico. Infatti con Maria Felicia Civita fonda, nel 1982, in Ascoli Piceno il Centro d’Arte L’Idioma, che tuttora dirige e che adopera per svolgere un intenso lavoro di allestimento di numerosissime mostre, anche per conto di Enti Pubblici.

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