Il regno d’inverno – Winter sleep di Nuri Bilge Ceylan (Palma d’oro a Cannes 2014) al Cinema Margherita di Cupra Marittima

giovedì 16 ottobre ore 20,45
venerdì 17 ottobre ore 20,45
sabato 18 ottobre ore 21,15
domenica 19 ottobre ore 17,30 – 21,15

ll regno d’inverno – Winter sleep di Nuri Bilge Ceylan, con Haluk Bilginer, Melisa Sozen, Demet Akbag, Ayberk Pekcan, Serhat Mustafa Kiliç. Il film ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes 2014.

Trama: Aydin è un attore in pensione, ora gestisce un piccolo hotel in Anatolia centrale. Ci sono due donne della sua vita: sua moglie, distante e fredda in ogni senso, e la giovane sorella, divorziata da poco tempo. Con l’inverno arriva la neve che copre interamente la steppa e porta la noia. Uno stato d’animo che spinge Aydin a partire per un lungo viaggio… (www.trovacinema.it)

“Moralità, princìpi, valori: questo ama evocare nei suoi discorsi il maturo Aydin (Haluk Bilginer) di “Il regno d’inverno – Winter Sleep” (“Kis uykusu”, Turchia, Francia e Germania, 2014, 187′). Lo fa nei lunghi confronti con la sorella Necla (Demet Akbag), lui seduto al computer, alle prese con ponderosi articoli per un piccolo giornale di provincia, lei sdraiata su un divano alle sue spalle, indurita e quasi incattivita da un divorzio lontano. E lo fa con la moglie Nihal (Melisa Sözen), tanto più giovane, e tanto meno forte e sicura. Un tempo attore di qualche successo, ora Aydin se ne sta nel suo alberghetto perduto in mezzo alla Cappadocia, alle prese – così dice – con la scrittura di un libro sul teatro turco, e anche con gli affitti non pagati dagli inquilini delle numerose case che gli ha lasciato il padre. Ma a loro pensa poi il suo factotum Hidayet (Ayberk Pekcan), senza molti riguardi per moralità, princìpi, valori. Ispirato ad alcune novelle di Anton Cechov, il film di Nuri Bilge Ceylan e della cosceneggiatrice Ebru Ceylan racconta la piccola, cieca presunzione quotidiana di un uomo troppo intelligente per adattarsi a un’esistenza comune e grigia, e però anche troppo stupido per capire che così è la sua esistenza, comune e grigia. Lontana, c’è Istanbul, dove un tempo ha immaginato di essere quello che non è mai diventato. Vicina, c’è la desolazione della steppa, da cui forse vorrebbe fuggir via, ma che lo tiene legato con la forza implicita di una pigrizia. La vita è ciò che ti accade mentre fai progetti, gli dice un suo ospite che gira il mondo in motocicletta. Lui annuisce, come se davvero ne facesse, di progetti. Non conta che i suoi giorni passino uguali davanti allo schermo del computer, nella convinzione patetica di contribuire al miglioramento dell’umanità. Troppo preso da sé, troppo certo d’essere nel giusto, Aydin non vede e non sente gli altri. In particolare, non vede e non sente il disagio e la solitudine di Nihal. Alle loro spalle c’è un passato di litigi, che ora gli sembra superato. D’altra parte, non è sempre molto attento a difendere la giovane moglie dalla malvagità del mondo, e dalla sua stessa ingenuità? È una roccia, Aydin. O così crede. E se invece, tra i due, fosse lui il più debole e insicuro? In questo caso gli toccherebbe mendicare un po’ d’affetto di lei, rinunciando (finalmente) a evocare moralità, princìpi, valori. E accettando d’essere quel che è, un piccolo uomo sulla soglia della vecchiaia.” (Roberto Escobar – L’espresso)

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