Spettacolo dal vivo al Viniles Ciboemusica.
Un vero e proprio evento per tutti quelli che amano le cose belle e rare, senza aiuti pubblici e ad ingresso gratuito. E poi, per chi volesse arrivare già da cena ecco il menu: “Fiocco di Culatello, Mortadella Nostrana, Strolghino di Culatello e Pecorino Romano con Bruschetta e Focaccia Calda all’Olio, Crostone con Ratatouille, Flan di Broccoletti Piccanti e Pesto, Risotto alla Zucca con Burro e Salvia, Rollé di Vitello su Cicorietta di Campo; una bottiglia di vino sfuso Cherri ogni due persone. Il tutto a soli 15 euro.

ARTISTA: Andi Almqvist (Malmo, Svezia)
Consolle: Roberto Conti.

Disco Presentato: “Warsaw Holiday”.
Qesto quarto lavoro in studio del cantautore svedese Andi Almqvist, ha quel raro dono concesso solo a pochi dischi: sa graffiare le ossa fin dal primo ascolto. Lascia quei brividi che potrebbero essere generati da una lama che scalfisce l’osso. Merito di una voce greve e bellissima, nera e paludosa con l’abissale profondità appartenente a Mark Lanegan, e la forza disperata di un songwriting cupo e darkeggiante che si aggrappa alla vita attraverso sottilissimi e delicati fili, spesso talmente assurdo, cinico, sbeffeggiante da diventare anche umoristico e dissacrante quanto il migliore Nick Cave di inizio carriera, dove vita e morte sembrano danzare sull’ultimo valzer concesso ai bordi del precipizio che porta direttamente alla fine del mondo. Il tutto accompagnato da un folk scarno (No More Songs For You), dal blues minimale ma corale tenuto insieme da un Hammond sullo stile Al Kooper nei dischi di Dylan (No) e da lente e inquietanti ballate pianistiche dal color bianco e nero, intrise di pathos funereo come l’iniziale e ululante Worwood, o la stupenda e cinematograficaPornography così carica di immagini d’effetto, o meglio ancora la malinconica intensità di In The Land Of Slumber con un violoncello a tessere ragnatele sulla lunga profondità. Un disco che incuriosisce fin dalla copertina (no, non è Almqvist quello) che ritrae un personaggio bizzarro e “vissuto” che Almqvist ha conosciuto in una piccola cittadina della Repubblica Ceca. A lui è dedicato il disco e nel libretto troverete solo sue foto ed uno speciale invito a pagargli una birra se mai capiterete dalle sue parti: lui si chiama Vaclav, il paese è Český Krumlov, è lì è un personaggio ben voluto da tutti, soprannominato “el presidente”.

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