SPINETOLI – A Perfect Abandon è il nuovo album di Tom Brosseau. Prodotto e registrato a Bristol da John Parish (già al lavoro con PJ Harvey, Sparklehorse, Peggy Sue) e Ali Chant, è suonato con una batteria minimale, un contrabbasso e una chitarra Stratocaster. Le canzoni affrontano temi come i perenni sforzi dell’uomo per comprendere Dio, il tradimento di un congiunto, la scoperta, l’individualismo, l’amore.

Tom Brosseau spiega così il titolo dell’album:

«È preso da una vecchia autobiografia dei Delmore Brothers, Truth Is Stranger Than Publicity. In questo libro Alton Delmore parla di J.L. “Joe” Frank, uno dei più grandi promoter/manager di musica country a Nashville, e nello specifico anche del modo in cui indossava il suo cappello “con perfetto abbandono”, appunto. Nel libro non ci sono foto di Joe e del suo cappello, perciò te lo devi immaginare. E allora io mi sono immaginato questo cappello tirato all’indietro, la parte alta ben sopra l’attaccatura dei cappelli in modo da lasciar scoperti la fronte e i lineamenti del viso, proprio come James Dean porta il cappello nel Gigante. Anche se sembra che questo cappello stia lì lì per cadere, resta in realtà al suo posto. Una persona così potrebbe dare l’impressione di essere una persona che prende le cose alla leggera e la cui vita non conosce preoccupazioni».

Ancora Tom, sul suo background musicale e sulle registrazioni di A Perfect Abandon: «sono cresciuto ascoltando musica in chiesa, a scuola, a casa. Ho imparato un sacco di inni e canzoni folk, sia tradizionali che contemporanee, ed essendo stato influenzato da quello che ascoltavano i miei nonni, ho proprio studiato i cantanti e i songwriters della grande tradizione americana. Il mio amico Scott Wilson era venuto magicamente in possesso di una cassetta del comico Richard Pryor. Tutti i ragazzini del vicinato si accalcavano per ascoltarla attorno a uno stereo portatile. Quello che più ricordo di quella cassetta, a parte tutte le parolacce, era il pubblico. Totalmente isterico, sembrava che alcune persone stessero sul punto di morire, altre sembravano appena nate! Dal lato A al lato B, il pubblico era costantemente presente, come un’onda che sale e che scende. Come in altre registrazioni, c’era insomma quella spontaneità che si ritrova anche in quello show musicale di Elvis Presley, il ’68 Comeback Special. Qui Presley e la sua band suonavano da seduti, una cosa insolita per il rock’n’roll, gli strumenti sparati dagli amplificatori valvolari, gli archi leggermente stonati, D.J. Fontana (batterista di Elvis dal 1954) che percuoteva una custodia vuota di chitarra. Il battere delle scarpe da sera dei musicisti sul pavimento, i gomiti poggiati sugli strumenti amplificati, lo strofinio del vestito di pelle nera, certe chiacchierate brevi e indolenti tra una canzone e l’altra. Ecco, tutto questo mi è rimasto dentro».

«Mi è sempre piaciuto il suono live. C’è una sorta di energia incontrollata, e quando si registra un disco in questa maniera si ha la sensazione che tutto stia avvenendo senza filtro. Si può dire che durante un live non si crea quella cappa pesante che talvolta prende forma in uno studio, niente ombre, non si soffoca. L’atmosfera è completamente diversa… è una cosa eccitante».

«È così che ha ragionato il produttore John Parish durante la registrazione di A Perfect Abandon. Per quanto riguarda l’attrezzatura di registrazione, ha utilizzato un solo microfono. Nient’altro. Io e gli altri musicisti abbiamo suonato per un paio di pomeriggi sul palco del cinema Cube di Bristol. Alla batteria Davie Butler, al contrabbasso Joe Carvell (gà al lavoro con Baby Dee, ndt), poi io, Ben Reynolds (solista su Tompinks Square, Last Visible Dog, Strange Attractors, e membro di Trembling Bells), alla chitarra elettrica, e qualche volta Parish all’organo. La sfida è stata capire quanto ciascuno di noi dovesse avvicinarsi al microfono per far uscire un buon suono, e questo per ogni canzone presa separatamente. Se la batteria usciva troppo forte, allora il batterista doveva spostare il suo kit indietro rispetto al microfono. Se si doveva alzare il contrabbasso, il contrabbassista faceva un passo avanti verso il microfono. Il prodotto finale, bello o brutto, è stato davvero registrato così, in un modo unico e particolare. Niente sovraincisioni, i livelli degli strumenti non sono stati né alzati né abbassati. L’album che ascoltate adesso è semplicemente la somma delle scelte di una determinata take per ogni canzone».

Tom Brosseau, cantante e cantautore nato nel North Dakota e di base a Los Angeles, ha imparato a suonare la chitarra acustica grazie a sua nonna. Il produttore del nuovo album di Tom Brosseau, a Perfect Abandon (in uscita per la Crossbill Records/Tin Angel Records, a marzo 2015), è John Parish (che ha già lavorato con PJ Harvey). Tom l’ha registrato insieme a una band di tre elementi a Bristol (UK), usando un solo microfono. Dal 2010, Brosseau si esibisce anche con Becky Stark e John C. Reilly nella band John Reilly & Friends, rievocando le intime armonie e l’anima della vecchia musica americana.

Fb: https://www.facebook.com/folktombrosseau
Per info e prenotazioni
0736 898206
info@lagodioz.it
http://www.lagodioz.it/

(Letto 221 volte, 1 oggi)