MONTEPRANDONE –  Per iniziativa dell’intraprendente e attivo Nicola Iachini, per 41 anni cappellano degli emigrati in Belgio, oggi presso il Santuario di San Giacomo della Marca, il prossimo 26 aprile alle 11,00 sarà inaugurata un’inedita ed interessante mostra fotografica inerente la dura vita di miniera che i nostri connazionali hanno condotto in terra belga. Il grande esodo di italiani verso le miniere del Belgio avvenne dopo la seconda guerra mondiale dal 1946 al 1957 per un accordo italo-belga.

Oltre duecentomila furono gli italiani che cercarono fortuna nei grandi bacini carboniferi attratti da salario impensabile in Italia, inoltre erano proposti numerosi vantaggi come assegni familiari, carbone e viaggi gratuiti, pensionamento anticipato, inconsapevoli della grande sofferenza e del sacrificio che avrebbero dovuto sopportare.

Vivevano in baracche di lamiera che furono utilizzate dai tedeschi per i loro prigionieri. In questi alloggi precari si soffriva il freddo d’inverno e si moriva dal caldo d’estate. La normativa belga era stringente: gli italiani erano obbligati, almeno per cinque anni, a scendere in miniera, altrimenti si veniva rimpatriati. A volte si scendeva sotto i mille metri e qui si camminava nelle gallerie sotterranee per qualche chilometro per raggiungere la taglia di carbone.

I turni erano tre ciascuno di otto ore. Avevano 20 minuti per consumare il pasto purtroppo pieno di polvere e carbone. La paga veniva consegnata due volte al mese : il 10 e il 25. Nel 1948 le ferie erano solo di 6 giorni, per poi passare a 12 e infine a 30 giorni dopo il massiccio intervento dei sindacati. La miscela di gas naturale presente nelle miniere, il famigerato “grisou” causa di crolli e decessi umani.

Dal 1946 al 163 il numero di italiani morti in miniera sono stati 868 senza contare i defunti per silicosi. La mostra a partire dal 26 aprile al 31 magio è vistabile tutti giorni dalle ore 9,00 alle 12,00 e dalle ore 15,00 alle 18,30.

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