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ASCOLI PICENO – Venerdì 8 Maggio al Ventidio Basso di Ascoli Piceno andrà in scena “La contessina Julie” di August Strindberg. Ciò che rende questa pièce ancora oggi così attuale non è tanto l’immagine disinibita e spregiudicata della giovane protagonista, quanto la sua incapacità di dare un orizzonte concreto al proprio futuro, la difficoltà di guardare responsabilmente al domani, l’impossibilità di compiere scelte consapevoli. Il gioco al massacro che Julie innesca col suo domestico Jean è infatti l’epilogo tragico (e al contempo grottesco) di una vicenda che affonda le sue radici ben più lontano, nell’inferno familiare in cui è cresciuta, nel vuoto d’affetto che l’ha circondata, nell’assenza di modelli positivi a cui attingere. L’odio, l’abilità al raggiro e lo spirito di rivalsa li eredita da una madre egoista e volitiva, totalmente incapace di amare. Gli impulsi autodistruttivi, il bisogno di accettazione e l’inclinazione alla sottomissione le vengono invece dal padre, uomo annientato dalla passione per la moglie. Queste due opposte tendenze, Julie le assorbe dentro di sé, le assimila come un morbo, le interiorizza senza poterle conciliare, ed è l’attrito logorante che esse scatenano nel profondo della sua psiche a farne un essere mutilato, incapace di comprendersi e quindi di crescere, di mutare, di sbocciare come donna. Non riuscendo a decifrare la reale natura dei suoi desideri, Julie non può agire in piena coscienza: tutto ciò che fa, lo fa quasi sempre d’istinto, come per capriccio. Ma dietro l’aggressività che dimostra si cela un grido di disperazione, una richiesta d’aiuto, che nessuno tra coloro che le sono più vicini è in grado di avvertire. Ancora una volta, le colpe degli adulti ricadono sul destino dei figli, rendendoli incapaci di affrontare la vita. E in tal senso, La contessina Julie prosegue un percorso che il Teatro C.A.S.T. ha già avviato con la messa in scena de Le Tre Vecchie di Alejandro Jodorowsky, percorso teso ad esplorare le dinamiche familiari, e più specificatamente il ruolo che le figure genitoriali giocano nella strutturazione identitaria dei figli, vale a dire degli uomini e delle donne del domani.

Alla regia Alessandro Marinelli.

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