GROTTAMMARE – Poeta, scrittore, cineasta, sceneggiatore, drammaturgo e giornalista. Ma anche pittore, romanziere, linguista, traduttore e saggista. Pier Paolo Pasolini era questo e molto altro. Difficile da afferrare, e mai del tutto: ci sono sempre l’imprecisione e il rischio di dimenticare qualcosa, su questo artista ed intellettuale così versatile.

E pensare che se non fosse diventato scrittore e regista, avrebbe voluto diventare un bravo calciatore. Ma lo era già: non a caso militava nella Nazionale Italiana Artisti. “Dopo la letteratura e l’eros, per me il football è uno dei più grandi piaceri”, si confessava con Enzo Biagi in un’intervista del ’73.

Fu proprio il calcio a portarlo a San Benedetto, per disputare quella che poi sarebbe stata la sua ultima partita, contro le vecchie glorie della Sambenedettese. Era il lontano 14 settembre 1975. Neanche 2 mesi prima della morte, che lo avrebbe colto il 2 novembre.

Oggi che sono passati 40 anni, Grottammare gli rende il dovuto omaggio ritagliandogli uno spazio di tutto rispetto all’interno del programma di eventi “Primavera di mare”: sarà protagonista delle letture d’autore nel vecchio incasato (giovedì 14) ma anche a teatro.

Domenica 10 aprile alle ore 21 sarà portato in scena al Teatro delle Energie dal Laboratorio Teatrale “Re Nudo” nello spettacolo “Pier Paolo Pasolini. Una disperata vitalità”, ideato e diretto da Paola Chiama e Piergiorgio Cinì.

La poesia “Una disperata vitalità”, inclusa nella raccolta del 1964 Poesia in forma di rosa, gli fu ispirata dal celebre film del 1960 Fino all’ultimo respiro scritto e diretto da Jean-Luc Godard. Fu pensata quale stesura di una sceneggiatura cinematografica con il poeta protagonista, che immaginava di girare la propria morte.

Lo spettacolo nasce dall’esigenza di guardare al nostro presente, partendo dalle sue riflessioni e potenti provocazioni, che soprattutto in questo momento di profonda crisi di valori, assumono un ruolo centrale nel tentativo di offrire una speranza ad una umanità accompagnata dall’angosciante sensazione di trovarsi alla fine della storia.

La performance incarna la profetica e imprescindibile parola pasoliniana, tentando di mantenerne vive la forza e la straordinaria lucidità, in una serie di quadri liberi da intimismi, snobismi, tecnicismi e mode; ribadendo con forza la funzione civile del teatro, inteso come gesto poetico, comunicativo, politico e realmente popolare.

Saranno ben 30 gli attori della rappresentazione, a cui sono invitate le scuole ed il pubblico più giovane, che ha già risposto con entusiasmo all’appello di “Re Nudo”.

“Con il Laboratorio siamo già stati nei 2 licei sambenedettesi – ha spiegato il regista Piergiorgio Cinì – Volevamo offrire ai ragazzi letture e riflessioni su Pasolini, che ha una produzione incredibile di 20 mila pagine. Hanno mostrato una devota partecipazione ed il massimo coinvolgimento. Ora ci rivolgeremo al grande pubblico attraverso questa anteprima, che è un lavoro nato a settembre nel corso del laboratorio ‘Gli Invisibili’. I testi sono tratti da molte sue opere. All’interno ci saranno anche canzoni interpretate da Modugno e Gabriella Ferri, ma scritte da lui. Non mancherà poi la sua riflessione su San Benedetto. A chiudere lo spettacolo sarà La crocifissione, scelta simbolica e importante, che vuole dare al poeta anche una funzione sacra per riscattare l’epoca moderna”.

Dopo un silenzio lungo 40 anni, Pasolini ha ancora molto da dire e la sua estrema attualità lo rende oggi più vivo che mai.

La morte non è
nel non poter comunicare
ma nel non poter più essere compresi.

Continua a ricordarcelo con la sua disperata poesia.

 

DETTAGLI

domenica 10 aprile, ore 21 (Teatro delle Energie)

Pier Paolo Pasolini. Una disperata vitalità
Regia di Paola Chiama e Piergiorgo Cinì
A cura del Laboratorio Teatrale “Re Nudo”
Ingresso 5 euro (prevendite presso il teatro)

Testi. Di Pier Paolo Pasolini, tratti da: Affabulazione, Non perdona, Poesia in forma di rosa, Lettere luterane, Il sogno della ragione, Ballata delle madri, Supplica a mia madre, Resistenza, Le ceneri di Gramsci, Il pianto della scavatrice, La rabbia, Scritti corsari, Poeta delle ceneri, Vie nuove, Alla mia nazione, A un papa, Alì dagli occhi azzurri, Versi del testamento, Una disperata vitalità, La crocifissione.

Cast: Maria Chiara Addarii, Maria Rita Bartolomei, Chiara Bellabarba, Stefania Bellavia, Giovanni Castelletti, Maria Vittoria Chessa, Giuliana Cianci, Romina Colasanti, Deana D’Agostino, Francescomaria Di Bonaventura, Luigi Di Bonaventura, Piera Di Bonaventura, Maurizio Emidi, Gabriele Faggiani, Rosanna Fasola, Caterina Frollo, Roberto Gagliardi, Andrea Marinsalta, Riccardo Massacci, Patrizia Gabriella Mazza, Andrea Mondozzi, Claudio Morando, Vanessa Paoletti, Adriana Paoletti, Olga Piergallini, Caterina Silenzi, Sibilla Spacasassi, Paolo Talamonti, Valentina Vagnoni, Moira Vespasiani.

Info e contatti: 0735.739240 – www.comune.grottammare.ap.it
cultura@comune.grottammare.ap.it

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Una disperata vitalità

Come in un film di Godard: solo
in una macchina che corre per le autostrade
del Neo-capitalismo latino – di ritorno dall’aeroporto –
[là è rimasto Moravia, puro fra le sue valige]
solo, «pilotando la sua Alfa Romeo»
in un sole irriferibile in rime
non elegiache, perché celestiale
il più bel sole dell’anno –
come in un film di Godard:
sotto quel sole che si svenava immobile
unico,
il canale del porto di Fiumicino
una barca a motore che rientrava inosservata
i marinai napoletani coperti di cenci di lana
un incidente stradale, con poca folla intorno…

come in un film di Godard – riscoperta
del romanticismo in sede
di neocapitalistico cinismo, e crudeltà –
al volante
per la strada di Fiumicino,
ed ecco il castello (che dolce
mistero, per lo sceneggiatore francese,
nel turbato sole senza fine, secolare,

questo bestione papalino, coi suoi merli,
sulle siepi e i filari della brutta campagna
dei contadini servi)…

sono come un gatto bruciato vivo,
pestato dal copertone di un autotreno,
impiccato da ragazzi a un fico,

ma ancora almeno con sei
delle sue sette vite,
come un serpe ridotto a poltiglia di sangue
un’anguilla mezza mangiata

le guance cave sotto gli occhi abbattuti,
i capelli orrendamente diradati sul cranio
le braccia dimagrite come quelle di un bambino
un gatto che non crepa, Belmondo
che «al volante della sua Alfa Romeo»
nella logica del montaggio narcisistico
si stacca dal tempo, e v’inserisce
Se stesso:
in immagini che nulla hanno a che fare
con la noia delle ore in fila…
col lento risplendere a morte del pomeriggio…

La morte non è
nel non poter comunicare
ma nel non poter più essere compresi.

E questo bestione papalino, non privo
di grazia – il ricordo
delle rustiche concessioni padronali,
innocenti in fondo, com’erano innocenti
le rassegnazioni dei servi –
nel sole che fu,
nei secoli,
per migliaia di meriggi,
qui, il solo ospite,

questo bestione papalino, merlato
accucciato tra pioppeti di maremma,
campi di cocomeri, argini,

questo bestione papalino blindato
da contrafforti del dolce color arancio
di Roma, screpolati
come costruzioni di etruschi o romani,

sta per non poter più essere compreso.

Pier Paolo Pasolini
da Poesia in forma di rosa, 1964

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